Meningite meningococcica - Quello che c'è da sapere

Meningite meningococcica - Quello che c'è da sapere

I recenti fatti di cronaca, ed in primis il focolaio che si è sviluppato in Toscana, hanno portato la meningite meningococcica al centro dell’attenzione mediatica e delle preoccupazioni di molti genitori. Ma qual è la reale incidenza di questa malattia? Quanti vaccini esistono e qual è la loro efficacia? Gli esperti della SIP fanno il punto.
A cura di Rocco Russo, responsabile area vaccini del sito SIP

Cosa è? La malattia meningococcica è caratterizzata da un quadro clinico con un’alta frequenza di gravi complicanze. Il batterio che causa tale malattia infettiva è “Neisseria meningitidis”, chiamato anche Meningococco. Quando questo batterio penetra all’interno dell’organismo umano causa una serie di gravi manifestazioni cliniche invasive quali: meningite (infiammazione delle membrane che avvolgono il cervello ed il midollo spinale), sepsi (infezioni del sangue), polmoniti (infezione dei polmoni) ed altri quadri clinici nei quali il batterio viene isolato in parti del corpo normalmente “sterili” (caratterizzati cioè da assenza di germi).

Quanti sierogruppi esistono? Attualmente, con diverse lettere dell’alfabeto, sono stati identificati tredici tipi (sierogruppi) di Meningococco, tra i quali cinque: A, B, C, Y, W135, sono i responsabili del maggior numero di casi nel mondo. I sierogruppi B e C sono quelli che circolano più frequentemente in Italia, anche se rimane sempre alto (approssimativamente il 30%) il numero delle infezioni segnalate per le quali non è disponibile conoscere lo specifico sierogruppo capsulare.

Quante persone colpisce? Nel solo anno 2015 i dati del sistema di sorveglianza delle meningiti dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) rilevano che nell’intera popolazione italiana, composta da circa sessanta milioni di abitanti, sono stati segnalati 196 casi di malattia invasiva causati dal Meningococco. La malattia, anche se non sembrerebbe molto diffusa, rimane comunque tra le più temibili, sia per la rapida evoluzione sia per i possibili esiti permanenti (quali ad esempio: mutilazioni degli arti, cicatrici, sordità, ritardo mentale, danni renali, etc.)
Chi sono i soggetti a rischio? Chiunque può contrarre la malattia da Meningococco, anche se esistono alcune specifiche categorie di persone maggiormente a rischio, tra cui: – i bambini nella fascia di età tra 0 e 4 anni (in particolare nel primo anno di vita); – gli adolescenti e giovani adulti (fascia di età 15-24 anni); – i pazienti affetti da patologie che causano un abbassamento delle difese immunitarie; – il personale medico-sanitario che abitualmente lavora nei laboratori che isolano il Meningococco; – i soggetti che vivono in un ambito territoriale, ove si è sviluppato un focolaio epidemico.

Come si trasmette? Il Meningococco è un batterio che si localizza transitoriamente a livello del rinofaringe nel 10-20% di adolescenti e adulti (portatori sani), senza causare malattia. La sua trasmissione avviene nella maggiore parte dei casi nell’ambito di contatti stretti da parte dei portatori sani, tramite le goccioline aerodiffuse generate attraverso tosse, starnuti e fonazione. Al momento non sono noti motivi che causano il passaggio dal rinofaringe all’interno dell’organismo con le conseguenti gravi manifestazioni cliniche, per cui è importante essere vaccinati, in quanto gli alti livelli di anticorpi possono impedire al Meningococco di andare a localizzarsi nel rinofaringe, ma anche di combatterlo in caso di un suo passaggio all’interno dello stesso organismo. Il periodo di contagiosità dura fintanto che N. meningitidis è presente nelle secrezioni nasali e faringee.

Quanto dura l’incubazione? Il periodo di incubazione tra l’infezione e lo sviluppo della malattia varia tra 1 a 10 giorni, ma di solito è meno di 4 giorni.

Come si manifesta? Nella fase iniziale i sintomi tipici della meningite sono: irrigidimento della parte posteriore del collo (rigidità nucale), febbre alta, mal di testa, nausea o vomito, alterazione del livello di coscienza, convulsioni. I neonati risultano essere particolarmente a rischio, in quanto molto spesso manifestano altri tipi di sintomi (quali febbre, convulsioni, pianto continuo, irritabilità, sonnolenza e scarso appetito) che non permettono di fare una diagnosi rapida.

Quali sono le conseguenze? La percentuale di mortalità della malattia meningococcica varia tra il 10% ed il 15% e risulta essere leggermente più alta negli adolescenti. Una percentuale di soggetti che si ammalano e sopravvivono (variabile tra 11% e 19%) presenta una serie di gravi e permanenti esiti, quali: perdita di udito, disabilità neurologica, amputazione degli arti, cicatrici cutanee deturpanti.

Come si può prevenire? La vaccinazione è tra le armi più valide per prevenire la meningite da Meningococco. A tutt’oggi abbiamo a disposizione una serie vaccini che ci possono proteggere contro le infezione meningococciche causate esclusivamente dai seguenti sierogruppi: A, B, C, Y, W135. Dal momento che il Meningococco risulta essere altamente sensibile alle variazioni di temperatura e all’essiccamento è possibile contrastare la sua diffusione anche attraverso una serie di misure preventive quali ad esempio: lavaggio delle mani con cura, periodica sanificazione ambientale con i normali detersivi del commercio, prolungata aerazione degli ambienti, etc.

Qual è l’efficacia dei vaccini? Perché in alcuni casi si sono ammalate persone vaccinate? L’utilizzo dei vaccini è basato sul principio finalizzato a permettere ad un organismo di creare una risposta anticorpale tale da difendersi da uno specifico germe patogeno. Raramente una piccolissima parte della popolazione, a seguito di una specifica vaccinazione, potrebbe non essere in grado di produrre un alto numero di specifici anticorpi protettivi; ciò non significa che la vaccinazione sia inutile, ma al fine di superare tale ostacolo e quindi offrire un’ulteriore protezione indiretta anche a coloro i quali che per vari motivi (deficit del sistema immunitario, predisposizione genetica, etc) non rispondono adeguatamente alla vaccinazione, la strategia più valida è quella di vaccinare un numero sempre maggiore di soggetti in maniera tale da ottenere una ridotta circolazione dell’agente infettivo (meno soggetti che si ammalano, perché vaccinati). 
L’unica arma per difendersi dalle malattie infettive prevenibili con il vaccino è la vaccinazione, che con un solo gesto permette di difendere sia chi si vaccina sia chi non ha la possibilità di vaccinarsi oppure non chi non ha avuto la possibilità di rispondere adeguatamente al vaccino.
 
A cura di Rocco Russo, Responsabile area vaccini del sito SIP
 
 

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